Città in transizione: il lavoro rivoluzionario di Gabriele Basilico

grandi fotografi gabriele basilico

Nel vasto panorama della fotografia contemporanea, un nome spicca per la sua straordinaria capacità di catturare l'essenza delle città e dei paesaggi urbani: Gabriele Basilico.
Le sue immagini hanno il potere di trasportare gli osservatori in un viaggio visivo attraverso metropoli e luoghi urbani, svelando una prospettiva unica e affascinante.
In questo articolo, esploreremo il talento e la visione di Gabriele Basilico, un maestro nell'arte di trasformare scene quotidiane in opere d'arte straordinarie. Scopriremo le influenze che hanno plasmato il suo stile distintivo e le tecniche che ha impiegato per catturare la bellezza nascosta nelle città. Prenderemo in considerazione il suo impatto duraturo sulla fotografia urbana contemporanea, che continua a ispirare fotografi di tutto il mondo.
Un viaggio attraverso la vita e l'opera di Gabriele Basilico ci condurrà a una profonda comprensione dell'arte della fotografia urbana e dell'artista che ha contribuito in modo significativo a definirla.

Prima di approfondire la vite e le opere di questo artista, ti segnalo il nostro canale Youtube dove puoi trovare decine e decine di video dedicati alla fotografia e alla post-produzione.
A tal proposito ecco il video dedicato all'argomento di oggi.

Biografia del fotografo Gabriele Basilico

Nato a Milano nel 1944, si laurea in architettura nel capoluogo lombardo nel ‘73, ma abbandona subito la carriera per cui aveva studiato per dedicarsi alla fotografia.

Inizia infatti ad avvicinarsi alla fotografia quando ancora era studente universitario, dedicandosi inizialmente al reportage umanistico ed all’indagine sociale.
Questa scelta è sicuramente dettata dal particolare periodo storico e dai molti movimenti nati negli anni ‘60 come anche da lui più volte dichiarato  “Erano anni in cui la coscienza politica ti imponeva di uscire e fotografare il “sociale”: manifestazioni, cortei, operai…”
Solo in un secondo momento, a cavallo fra gli anni ‘70 ed ‘80, gli studi di architettura si fecero progressivamente spazio nella sua fotografia trasformando Basilico in un autentico  “misuratore di spazio”, come lui stesso amava definirsi.

gabriele basilico fotografo

Il fotografo italiano Gabriele Basilico

Il suo percorso di formazione ha infatti influenzato profondamente il suo approccio alla composizione e alla percezione spaziale nelle sue fotografie.
Fin dai primi passi Basilico ha dimostrato un interesse innato per le città e il loro continuo mutamento, divenendo così uno degli esponenti più acclamati nel campo della fotografia urbana contemporanea.
La sua carriera è stata caratterizzata da un impegno incessante nel catturare la dinamica delle città e l'interazione umana con gli ambienti urbani, un tema centrale che ha plasmato gran parte delle sue opere iconiche.
Questo grande arista ha lavorato in tutto il mondo, documentando: metropoli, paesaggi urbani e architetture con una sensibilità e un rigore senza pari.
L'uso magistrale della luce, la composizione precisa e l'attenzione ai dettagli hanno contribuito a definire il suo stile distintivo, che continua a ispirare fotografi e ammiratori dell'arte di tutto il mondo.
Nel corso degli anni le sue mostre e le sue pubblicazioni hanno consolidato la sua posizione come uno dei grandi maestri della fotografia contemporanea,  il suo lascito nell'ambito della fotografia urbana rimane un punto di riferimento insuperabile.

Milano, Ritratti di Fabbriche

Nel 1982 presenta il suo primo successo internazionale, Milano. Ritratti di fabbriche.
Queste sono alcune dichiariazioni di  Basilico a proposito di questo lavoro, frasi che secondo me rendono benissimo la sua idea di fotografia:  “Ho sempre pensato che i miei “ritratti di fabbriche” nascessero dal bisogno di trovare un equilibrio tra un mandato sociale – che nessuno mi aveva dato, ma che era la conseguenza dell’ammirazione che io provavo per il lavoro dei grandi fotografi del passato – e la voglia di sperimentare un linguaggio nuovo, in grande libertà e senza condizionamenti ideologici“.
"La città era semideserta e un vento straordinariamente energico aveva ripulito l’orizzonte (…). Per la prima volta ho “visto” le strade e le facciate delle fabbriche stagliarsi nitide e isolate su un cielo inaspettatamente blu, dove la visione consueta diventava improvvisamente inusuale. Ho visto così, come se non l’avessi mai visto prima, un lembo di città senza il movimento quotidiano, senza le auto parcheggiate, senza gente, senza rumori. Ho visto l’architettura riproporsi, filtrata dalla luce, in modo scenografico e monumentale. (…) Il mio rapporto di fotografo con lo spazio urbano e l’architettura (…) si è arricchito di nuovi elementi emozionali fino a ricomporsi, nella pratica del fotografare, in una serie di atteggiamenti costanti come codici visivi che spontaneamente si ripetono, generando una sorta di alfabeto." (Gabriele Basilico, Milano. Ritratti di fabbriche, SugarCo Edizioni, Milano 1981).
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Gabriele Basilico, Milano Ritratti di Fabbriche

Il progetto fotografico Bord de Mer

Nel 1984 viene ingaggiato dal governo francese per la Mission Photographique de la DATAR, un importante progetto di documentazione della trasformazione del paesaggio.
Basilico e’ l’unico italiano del gruppo di fotografi selezionati, e gli viene assegnata la tematica “Bord de Mer”.
Per realizzare questo servizio effettua quindi un viaggio lungo le coste francesi, dal confine con il Belgio fino a Le Mont Saint Michel.
Da questa esperienza nasce nel 1990 il volume Bord de mer, più volte ripubblicato.
Anche in questo caso ti lascio alcune sue dichiarazioni inerenti la nascita di qusto processo fotografico.
" L’osservazione insistente e il ritorno in alcuni luoghi avevano già generato un rapporto di maggiore confidenza, quasi di affetto, come se le città, i villaggi, i cieli, le campagne, i paesaggi, guardati con il giusto approccio, avessero potuto restituire e irraggiare una loro armonia che aveva come riscontro un mio armonico “benessere” di comprensione (…)
In queste condizioni mi piace pensare di essere quasi scomparso, in quanto fotografo, di aver saputo mettermi da parte, rinunciando al narcisismo e a una rappresentazione troppo soggettiva e spesso artificiosa in favore di una rappresentazione apparentemente oggettiva fino all’assenza, ma caratterizzata dal rispetto verso le cose (…). (Gabriele Basilico, Per una lentezza dello sguardo, in: Bord de mer, Art&, Udine 1992).

Gabriele Basilico Bord de Mer

Gabriele Basilico, Bord de Mer.

La consacrazione internazionale di Gabriele Basilico

Nel 1991 prende parte ad un’ importante progetto sulla citta’ di Beirut, che stava uscendo devastata da 15 anni di guerra civile.
Fra le rovine si muovono sei fotografi, incaricati di imprimere nella memoria la devastazione creata dal conflitto libanese, oltre a Basilico ci sono: Rene’ Burri, Robert Frank, Joseph Koudelka, Raymond Depardon e Fouad Elkoury.
Le fotografie scattate a Beirut segnano la sua definitiva consacrazione internazionale.
Da quel momento fin alla fine della sua carriera, interrotasi nel 2013 a causa della sua morte , il fotografo milanese realizza reportage in quasi tutto il Mondo: Berlino, Rio de Janeiro, Shangai, Istanbul, la Silicon Valley, Roma, le valli del Trentino, Mosca.
Ecco un breve passaggio di un'intervista a questo grande fotografo, inerente il progetto realizzato a Beirut.
Per quanto tempo è rimasto a Beirut nel 1991? C’era mai stato prima?
Sono rimasto tre settimane. No, non c’ero mai stato prima. Però avevo visto alcune cartoline della Beirut favolosa da “Mille e una Notte”, soprattutto degli anni Venti e Trenta.

René Burri, che faceva parte del gruppo di fotografi coinvolti nel progetto e stava nel mio stesso albergo, aveva portato con sé delle fotografie di Beirut degli anni ’50.
In quelle foto si vedevano alberghi lussuosi, tipo il Fenix, con colonne e mosaici, tante persone, bellissimi abat-jour e night club.
Mentre io due anni fa ho sono tornato sul posto e ho fatto il lavoro sulla Beirut del dopo, lui aveva quello sulla Beirut di prima della guerra. E’ fantastico! Sarebbe interessante vedere le tre sezioni del tempo: la Beirut favolosa, quella della guerra, e quella attuale dalla dimensione post moderna, una sorta di Las Vegas.

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I migliori libri di Gabriele Basilico

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Il suo inconfondibile stile fotografico

La ricerca fotografica di Basilico è incentrata sull'architettura delle aree urbane e sulle mutevoli trasformazioni del paesaggio contemporaneo.
Grazie al suo stile unico, riesce a cogliere prospettive inedite e a interpretare i luoghi in modo memorabile, andando oltre la mera osservazione per offrire una comprensione profonda.
Attraverso l'utilizzo di banco ottico e pellicole in bianco e nero, questo artista riesce a catturare immagini che trasmettono una contemplazione diversa del paesaggio.
Le sue fotografie si caratterizzano per la profondità di prospettiva e la precisione dell'inquadratura, escludendo deliberatamente la presenza umana per concentrarsi sullo spazio e sulle complesse metamorfosi che lo caratterizzano.
Le sue opere sfidano l'idea di oggettività fotografica, proponendo nuove prospettive e ipotesi di lettura degli spazi architettonici.
La lentezza del suo sguardo gli permette di cogliere dettagli e aspetti spesso trascurati, trasformando le sue fotografie in autentiche opere d'arte.
Gabriele Basilico ha infatti contribuito in modo significativo al mondo della fotografia, lasciando un'eredità di creatività e visione che continuerà a ispirare le generazioni future di fotografi e amanti dell'arte.

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Come abbiamo anticipato in precedenza, l’architettura delle aree urbane e le trasformazioni del paesaggio contemporaneo sono l’oggetto della ricerca fotografica di Gabriele Basilico, che può essere considerato il primo grande fotografo di spazi architettonici, una figura che fino a quel momento non era mai esistita. 
“ Mi ero dato una specie di missione” racconta Basilico, “testimoniare come lo spazio urbano si modifica. Oggi lo fanno in tanti, negli ultimi dieci anni è stato considerato il lavoro più artistico che ci sia, e non c’è città al mondo che non venga fotografata”.
Ma fotografare gli spazi urbani per Basilico non è semplicemente speculazione sull’ armonia delle forme.
Le città di Basilico sono il frutto dell’opera dell’uomo, il risultato delle trasformazioni sociali ed economiche dell’epoca industriale e post-industriale.  
Questo artista crea un proprio stile, immediato e riconoscibilissimo per raccontare le città: uno stile documentale e analitico con cui sembra vivisezionare lo spazio urbano creato dall’uomo.
Le sue foto non colgono l’attimo, non rubano immagini di vita cittadina come quelle di Berengo Gardin o William Klein ma riproducono la complessità urbana, attraverso uno sguardo aperto e contemplativo che rimanda a Walker Evans.
“Che fotografo sono? Sono un misuratore di spazi: arrivo in un luogo e mi sposto come un rabdomante alla ricerca del punto di vista. Cammino avanti e indietro, la cosa importante è cercare la misura giusta tra me, l’occhio e lo spazio. L’azione fondamentale è lo sguardo, la foto è la memoria tecnica fissata di questo sguardo. ma c’è bisogno di tempo, la foto d’eccellenza è contemplativa”.

gabriele basilico

L'assenza di persone, una scelta chiara e condivisibile

Le sue fotografie sono caratterizzate dalla mancanza di presenza umana e si distinguono per la loro profondità prospettica e l'accuratezza dell'inquadratura.
Attraverso le sue immagini, Basilico crea un dialogo visivo tra le diverse componenti o l'intero spazio ritratto, rivelando le complesse e mai neutrali metamorfosi che si verificano attorno a essi.
La sua fotografia mira a offrire una visione memorabile dei luoghi, con l'obiettivo non solo di osservarli ma di comprenderli appieno.
Con uno stile chiaro e comunicative è riuscito a creare nuove prospettive e a sfidare l'idea di oggettività nella fotografia.
Attraverso il suo lavoro, Basilico invita gli spettatori a riflettere sulle dinamiche complesse degli ambienti urbani e a esplorare nuovi modi di interpretare lo spazio.
Le sue fotografie offrono un'esperienza visiva coinvolgente che apre nuovi orizzonti di comprensione e stimola la riflessione sulle trasformazioni del mondo che ci circonda.
Nei suoi scatti è quasi del tutto assente la figura umana : “ La fotografia d’architettura, nella grande tradizione, è sempre senza persone, non ci sono presenze umane perché distraggono dalla forma degli edifici e dello spazio”, racconta Basilico. “Tendo ad aspettare che non ci sia nessuno, perché la presenza di una sola persona enfatizza il vuoto e fa diventare un luogo ancora più vuoto. Mentre se lo fai vuoto e basta, allora diventa spazio metafisico, alla Sironi o alla Hopper”.

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Risorse utili per approfondimento

Ultimo aggiornamento 2024-04-19 - Immagini da Amazon Product Advertising API

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