Sguardi di Ribellione: Il Lavoro Fotografico di Letizia Battaglia

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Nell'articolo di oggi dedicato ai grandi fotografi di fama internazionale, esploreremo la straordinaria carriera e il grande contributo  di Letizia Battaglia al mondo della fotografia documentaristica.
Parleremo quindi di una fotografa italiana che non ha certo bisogno di presentazioni e che ha dedicato la sua vita, a raccontare storie attraverso immagini intense e commoventi.
Attraverso la sua lente, esploreremo non solo il suo lavoro rivoluzionario nell'affrontare tematiche sociali e politiche ma anche il suo impatto duraturo sulla fotografia contemporanea. 

Prima  permettimi solo di ricordarti il nostro apprezzato canale Youtube, dove puoi trovare decine e decine di video dedicati alla fotografia e alla post-produzione.
A tal proposito ecco il video dedicato alla famosa fotografa: Letizia Battaglia.
All'interno di questo video puoi trovare le stesse informazioni contenute in questa pagina ma potrai osservare molte più fotografie.
Mentre se vuoi scoprire altri grandi fotografi, puoi guardare questa lista.

Letizia battaglia: biografia

Letizia Battaglia nasce a Palermo il 5 marzo 1935.
Nel 1969 a 34 anni, inizia il percorso fotografico collaborando con il giornale palermitano L'Ora, diventando la sola donna tra colleghi uomini.
Trasferitasi a Milano nel 1970, continua la sua carriera come fotografa contribuendo a diverse testate.
Ma nel 1974 fa ritorno nella sua Palermo e insieme a Franco Zecchin, fonda l'agenzia Informazione Fotografica, frequentata da illustri personaggi come Josef Koudelka e Ferdinando Scianna.

La lotta alla mafia della fotografa Letizia Battaglia

Il legame tra Letizia Battaglia e la sua terra è estremamente complesso e combattuto.
Siamo nel periodo: degli "Anni di Piombo", delle speculazioni edilizie del "Sacco di Palermo" e degli omicidi mafiosi, come quello di Peppino Impastato o di Piersanti Mattarella, fratello del Presidente della Repubblica.
Letizia svolge un lavoro difficile, si rende conto di essere nel bel mezzo di una guerra civile, testimoniando l'egemonia del clan dei Corleonesi attraverso il suo archivio.
Nonostante questo continua a fotografare senza paura: l'Hotel Zagarella, dove Andreotti fu ritratto in trattative con esponenti dei clan, l'omicidio del giudice Terranova e di altri cittadini che si opponevano alla malavita, i funerali del Generale Dalla Chiesa; sono solo alcuni degli scatti cruciali di questa formidabile fotografa.

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L'omicidio di Mattarella

Il 6 gennaio 1980, Letizia Battaglia diventa la prima fotoreporter a raggiungere il luogo dell'omicidio di Piersanti Mattarella.
Nello stesso anno una delle sue immagini più iconiche, la "bambina con il pallone" nella Cala palermitana, fa il giro del mondo.
La sua fama si estende oltre la mera etichetta di "fotografa della mafia", poiché le sue foto in bianco e nero narrano la Palermo nella sua complessità, dalla miseria allo splendore, dalle tradizioni ai volti del potere.

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Il giudice Falcone e il trasferimento a Parigi

Nel 1985, diventa la prima donna europea, ex aequo con l'americana Donna Ferrato, a ricevere il prestigioso Premio Eugene Smith a New York.
Altri molti riconoscimenti seguono nel corso degli anni, sottolineando il suo impegno sociale e la passione per gli ideali di libertà e giustizia.
L'assassinio del giudice Falcone nel 1992 è troppo anche per lei, decide quindi di allontanarsi dalla fotografia e da tutta quella violenza che l'ha accompagnata per tutta la vita.
Dirige la rivista Mezzocielo dal 2000 al 2003, poi nel 2003 si trasferisce a Parigi per isolarsi maggiormente da tutti gli eventi.
Ma il suo rapporto viscerale con le vicende siciliane la "costringe" a tornare a Palermo nel 2005, mentre nel 2011 si riavvicina anche alla fotografia e riprende a esporre le sue opere, grazie all'iniziativa del Palermo Pride.
Nel 2017 inaugura il Centro Internazionale di Fotografia di Palermo e nel 2019 presenta una grande mostra retrospettiva a Venezia.
Le sue ultime importanti esposizioni, nel 2022, si tengono a Forlì e a Roma.
Purtroppo, malata di tumore da tempo,  si spegne nella tarda serata del 13 aprile 2022 all'età di 87 anni, lasciando ovviamente un vuoto incolmabile nel mondo della fotografia documentaristica.

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I libri fotografici di Letizia battaglia

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Lo stile fotografico di Letizia battaglia

Come abbiamo detto in precedenza l'opera di Letizia Battaglia è caratterizzata da un profondo impegno sociale e da uno sguardo attento e umano sulla realtà della sua terra.
Le sue fotografie hanno contribuito notevolmente a sensibilizzare il pubblico sulla complessità della situazione in Sicilia, durante un periodo critico della sua storia.
Le sue immagini infatti, non sono semplici resoconti di eventi ma raccontano storie complesse e cariche di significato sociale e politico.
La sua fotografia va oltre la mera registrazione degli avvenimenti, cercando di catturare l'anima e l'essenza della Sicilia che cerca di rialzarsi.

I soggetti fotografati

Ma il suo compito di testimone va oltre il mondo della mafia: Letizia si impegna a indagare e a esplorare il volto di tutti i siciliani, catturando con la sua macchina fotografica le impressioni di vivere in quel mondo.
Una parte significativa del suo lavoro è infatti dedicata alla gente comune, bambini e donne in primis.
I suoi soggetti sono ritratti tra le strade della città, con uno sguardo che si avvicina quanto basta, rispettando quindi il loro spazio per non comprometterne l'autenticità.
Questo avvicinamento crea una connessione emotiva tra lo spettatore e il soggetto, trasmettendo la complessità delle loro storie.
Alcuni festeggiano nello sfarzo e nel lusso, altri nel calore umano e nella semplicità.
Ricchi e poveri si mescolano in un dipinto sociale frammentato che non dimentica nessuno, anche se questa grande artista tende a concentrandosi maggiormente: sugli indigenti, sui reietti e gli umili, su coloro che vivono e respirano veramente la città.
Lo sguardo di Letizia non giudica né critica, non cerca di abbellire la realtà: la realtà è ciò che è.
Inoltre nonostante la crudezza dei soggetti trattati, le fotografie di Battaglia mantengono una composizione elegante e bilanciata.
La sua attenzione alla composizione evidenzia la sua abilità tecnica e la cura nel presentare visivamente le storie che vuole raccontare.

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La scelta monocromatica delle sue fotografie

La scelta del bianco e nero serve a far emergere il contenuto sulla forma, l'anima della fotografia sull'aspetto.
Ed è inoltre uno stile che riflette il lutto interiore di una persona, così dedicata alla sua città e alla sua Sicilia.
Questa scelta stilistica contribuisce anche a conferire alle sue immagini un impatto emotivo e altamente drammatico.
Il bianco e nero evidenzia infatti le sfumature delle espressioni e accentua i contrasti, enfatizzando la durezza e la bellezza della realtà che fotografa.
Oggi le fotografie di Letizia rappresentano un affresco della Palermo degli anni forse più intensi e sanguinosi dal dopoguerra.
Queste immagini mantengono intatto il loro valore sociale, testimoniando e ricordando che c'è uno spettro che grava (spesso dimenticato) sulle spalle del nostro paese.
Non dobbiamo infatti mai dimenticare che quello che è successo in Italia non è solo il nostro ieri ma in parte, è ancora il nostro oggi.

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Link utili

Le frasi famose della fotografa Letizia battaglia

  • È come se Palermo nel suo disordine fosse un input etico, morale, per chi vive fuori. Suscita rabbia e amore e fa venire voglia di intervenire
  • Ho fotografato in tutto il mondo, ma fuori da Palermo le foto mi vengono diverse. Qui c’è qualcosa che mi appartiene, o io forse le appartengo. Ho fotografato la cronaca di questa città, io non ho fatto arte, ho fatto un lavoro, duro, anche spietato, per diciannove anni. E nella cronaca c’era di tutto, processioni, partite di calcio, feste dei ricchi, mai un capodanno con la mia famiglia in diciannove anni! C’era la spazzatura nelle strade e il concorso delle miss, arrivava Mina e fotografavo pure lei. Anche a fotografare le ragazze in topless a Mondello mi mandavano. Ma a Palermo c’era la mafia, c’erano le vittime della mafia. E io ho fotografato anche quelle. Tante. Troppe da sopportare.
  • [Giovanni Falcone e Paolo Borsellino] Li dobbiamo amare più di come amate i Santi e le Madonne perché loro si sono immolati per noi. (da La mafia non è più quella di una volta)
  • Seguivo il cronista dell’Ora dopo gli omicidi di mafia. Arrivavo e scattavo. Ero la biondina con gli zoccoli, carina, avevo 40 anni ma ne dimostravo di meno. I colleghi non mi stimavano, devo ringraziare il direttore Vittorio Nisticò […]. Ero una donna che faceva qualcosa fatto sempre dagli uomini
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  • I medici decretarono che avevo un esaurimento nervoso. Mi spedirono in una clinica Svizzera per una cura del sonno. Dormii di filata per quattordici giorni! Poi suggerirono una clinica palermitana dove curare, dicevano, i miei nervi. Mi rifiutai e la fortuna ha voluto che incontrassi una persona strepitosa: Francesco Corrao, uno psicoanalista freudiano che mi tenne in analisi per tre anni.
  • Il freddo, il fatto che erano due giorni che praticamente non toccavo cibo mi spinsero verso un locale con delle insegne, su una c’era scritto “Pizza”. Entrai e, quando mi portarono la lista dei cibi, non ci potevo credere. Tra le varie versioni di pizza c’era “pizza mafia”! Io volevo dimenticare e allontanarmi dallo schifo e lì per puro luogo comune associavano la pizza italiana a un fenomeno criminale.
  • Se fossi nata a Bergamo o nella provincia del Nord molto probabilmente non sarei stata la persona che sono diventata. Siamo il risultato della casualità e del desiderio di trovare il nostro sé.
  • [Su Sergio Mattarella] È molto bello un uomo che si ricorda degli altri esseri umani. Quell’uomo, che avevo visto solo quando tirava fuori il corpo del fratello dalla macchina, adesso è Presidente della Repubblica. Avevamo fatto una decina di foto, io e Franco Zecchin. Oggi questa foto non è più la foto di allora, non è più mia, è entrata dentro la storia. Un Presidente della Repubblica che ha questo background non ci abbandona. Quello che non hanno fatto in precedenza gli altri, lo farà lui.
  • Mi presentai all’Ora di Palermo, era l’estate del 1969. Per questo glorioso giornale feci la prima foto. […] Fotografai una prostituta di Palermo. Una donna bellissima, per niente sfregiata dalla vita che faceva. Ma a sfregiarla fu altro. Era stata coinvolta nell’omicidio di un’altra prostituta. Di qui il valore di cronaca che la sua immagine aveva per il giornale.

Ultimo aggiornamento 2024-06-15 - Immagini da Amazon Product Advertising API

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